La cannabis è sempre più accettata nella società.

In molti paesi, inclusa la Germania, l'approccio alla pianta è cambiato notevolmente negli ultimi anni.

Ciò che prima era un tabù, oggi è all'ordine del giorno: la cannabis viene prescritta a scopo medico, venduta nei coffeeshop o consumata per rilassarsi.

Tuttavia, un argomento viene spesso trascurato: il consumo di cannabis durante la gravidanza.

Mentre alcol e nicotina sono da tempo considerati un divieto assoluto, alcuni credono che la cannabis sia l'alternativa "naturale" e innocua, soprattutto contro la nausea, i problemi di sonno o lo stress in gravidanza.

Ma è davvero così? Cosa dice la scienza al riguardo? E quali conseguenze può avere la cannabis per il nascituro?

In questo articolo, esaminiamo in modo onesto e scientificamente fondato i rischi, i miti e le domande aperte sulla cannabis in gravidanza.

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Perché le future mamme ricorrono alla cannabis

Prima di parlare dei rischi, vale la pena esaminare le cause. Gli studi dimostrano che le donne incinte di solito consumano cannabis non per divertimento, ma per motivi di automedicazione.

I motivi più comuni secondo uno studio di Ko et al. (2020):

• Nausea e vomito (soprattutto nel primo trimestre)

• Ansia, stress o disturbi del sonno

• Inappetenza

• Dolore cronico o emicrania

Molte persone colpite riferiscono che la cannabis le aiuta a rendere più sopportabile la vita quotidiana, soprattutto quando si dovrebbero evitare i farmaci convenzionali a causa di possibili effetti collaterali.

Tuttavia, l'assunto che la cannabis sia "naturale e quindi sicura" è pericoloso, perché naturale non significa automaticamente innocuo.

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Come agisce la cannabis nel corpo – e perché ciò è problematico in gravidanza

Il principio attivo psicoattivo THC (tetraidrocannabinolo) attraversa facilmente la barriera placentare, cioè la barriera tra madre e feto.

Ciò significa: ciò che la madre consuma, raggiunge anche il nascituro.

Nel cervello fetale, a partire dalla 14a settimana di gravidanza, sono già presenti recettori cannabinoidi (CB1), che svolgono un ruolo centrale nello sviluppo di cellule nervose, sinapsi e comunicazione neuronale (Wang et al., 2003).

Quando il THC influenza questi recettori, interviene direttamente nello sviluppo cerebrale del feto, in particolare nelle aree responsabili di:

• Memoria,

• Attenzione,

• Regolazione emotiva e

• Capacità motorie.

Uno studio dell'Università di Ottawa (2008) ha scoperto che anche un consumo occasionale di cannabis durante la gravidanza può portare a cambiamenti nelle strutture cerebrali del feto, in particolare nella corteccia prefrontale, responsabile del controllo degli impulsi e dell'apprendimento.

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Cosa dicono gli studi sulle conseguenze

La ricerca sulla cannabis in gravidanza è vasta e i risultati sono chiaramente preoccupanti.

1. Basso peso alla nascita e parti prematuri

Una meta-analisi di Gunn et al. (2016) con oltre 24.000 partecipanti mostra che i bambini nati da madri che usano cannabis pesano in media 110-130 grammi in meno alla nascita e hanno maggiori probabilità di nascere prematuri.

Ciò è dovuto, tra l'altro, al fatto che il THC compromette il trasporto di ossigeno e nutrienti attraverso la placenta.

2. Disturbi dello sviluppo cognitivo ed emotivo

I bambini esposti alla cannabis prenatalmente mostrano più frequentemente, secondo El Marroun et al. (2019, JAMA Psychiatry):

• Disturbi dell'attenzione,

• Iperattività,

• Scarse prestazioni di memoria e

• Instabilità emotiva.

Questi effetti si sono verificati indipendentemente dal consumo di alcol o tabacco della madre – la sola cannabis è stata un fattore di rischio significativo.

3. Cambiamenti nel cervello

Uno studio MRI della Columbia University (2020) ha mostrato in bambini di 11 anni esposti alla cannabis prenatalmente, anomalie nella materia grigia e nelle reti neurali associate all'ansia e al controllo degli impulsi.

4. Aumento del rischio di malattie mentali

Studi a lungo termine (Day et al., 2015) suggeriscono che l'esposizione alla cannabis in gravidanza può aumentare il rischio di disturbi d'ansia, depressione e ADHD nell'adolescenza.

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CBD in gravidanza – sicuro o sottovalutato?

Molti considerano i prodotti a base di CBD (cannabidiolo) un'alternativa sicura, in quanto non psicoattivi.

In effetti, il CBD ha proprietà antinfiammatorie, ansiolitiche e antispastiche, ma:

Ci sono pochi studi sulla sicurezza del CBD in gravidanza.

Studi sugli animali (Philippine et al., 2021) mostrano che alte dosi di CBD possono influenzare lo sviluppo del fegato del feto e alterare l'equilibrio ormonale.

Anche il CBD viene trasportato attraverso la placenta, e poiché le dosi nei prodotti venduti liberamente variano notevolmente, non è possibile determinare una misura sicura.

In breve:

Non ci sono prove che il CBD sia sicuro in gravidanza, ma ci sono indicazioni che comporti dei rischi.

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Come la cannabis influenza il comportamento dei neonati

Nelle prime settimane di vita, i bambini le cui madri hanno consumato cannabis mostrano spesso:

• Pianto eccessivo

• Problemi di sonno

• Tremore

• Irritabilità o apatia

Questi sintomi assomigliano a una lieve sindrome da astinenza, poiché il bambino dopo la nascita non ha più accesso al THC.

Studi a lungo termine (Goldschmidt et al., 2012) mostrano inoltre che tali bambini sviluppano più frequentemente problemi di concentrazione e sociali in età scolare.

L'effetto è dose-dipendente – maggiore è il consumo, più pronunciate sono le anomalie.

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Combinazione con alcol, tabacco o farmaci

Un altro problema: molte consumatrici mescolano cannabis con tabacco (ad esempio, nelle canne).

Ciò crea un cocktail tossico che aumenta ulteriormente il rischio di nascite premature, distacco di placenta e disturbi dello sviluppo.

Anche in combinazione con farmaci (ad esempio, antidepressivi o antidolorifici), la cannabis può alterare il metabolismo nel fegato e influenzare in modo imprevedibile l'effetto di altre sostanze.

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Perché molti rischi vengono sottovalutati

Una ragione della minimizzazione è che la cannabis è considerata "naturale".

Tuttavia, i moderni prodotti a base di cannabis oggi contengono 2-5 volte più THC rispetto a 20 anni fa (UNODC World Drug Report, 2023).

Ciò significa: gli effetti psicotropici e biologici sono significativamente più forti e quindi potenzialmente più pericolosi per il nascituro.

Un altro problema:

Molti studi si basano su dichiarazioni personali e le future madri spesso non dichiarano completamente il loro consumo per paura di essere stigmatizzate.

Il numero effettivo di persone colpite dovrebbe quindi essere significativamente più alto.

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Come medici e dottoresse consigliano oggi

La raccomandazione medica è chiara:

Durante la gravidanza e l'allattamento, l'uso di cannabis – sia THC che CBD – dovrebbe essere completamente evitato.

La Società Tedesca di Ginecologia e Ostetricia (DGGG) sconsiglia espressamente l'uso di cannabis per alleviare i disturbi della gravidanza.

Invece, i medici raccomandano metodi alternativi:

• Contro la nausea: agopressione, preparati allo zenzero, pasti leggeri

• Contro i problemi di sonno: tecniche di rilassamento, magnesio, esercizio fisico

• Contro lo stress: allenamento della consapevolezza, terapia della parola

In caso di disturbi gravi, un medico può anche prescrivere farmaci specifici sicuri – molti sono meglio studiati e meno rischiosi della cannabis.

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Cosa dicono gli studi sull'allattamento e il latte materno

Il THC viene immagazzinato nel latte materno e vi rimane per diversi giorni.

Uno studio dell'American Academy of Pediatrics (2018) ha rilevato che i bambini che assumono THC attraverso il latte materno possono mostrare riflessi motori ridotti e ritardi nello sviluppo.

Poiché il THC è liposolubile, un singolo consumo è sufficiente per rimanere nel tessuto adiposo della madre ed essere gradualmente rilasciato nel latte al bambino.

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Pressione sociale e disinformazione

Sui social media circolano innumerevoli video e post in cui le madri promuovono la cannabis come "aiuto sicuro e vegetale".

Questo sviluppo è problematico, in quanto si basa su esperienze aneddotiche anziché su evidenze scientifiche.

Un'analisi di Jarlenski et al. (2021) ha rilevato che oltre l'80% dei post sulla gravidanza relativi alla cannabis su TikTok e Instagram non conteneva avvertenze e invece presentava la cannabis come "alternativa ai farmaci".

Gli esperti chiedono quindi una migliore informazione per fermare miti e pericolose disinformazioni.

Conseguenze a lungo termine – cosa mostra la ricerca sui bambini in età scolare

Mentre molti studi si concentrano sulla gravidanza e il parto, nuove ricerche forniscono preziose informazioni sulle conseguenze a lungo termine del consumo prenatale di cannabis.

Un ampio studio dell'Università del Colorado (2022) ha seguito per oltre 10 anni 1.500 bambini le cui madri avevano consumato cannabis durante la gravidanza.

Il risultato:

Questi bambini in età scolare hanno mostrato più problemi di concentrazione, sbalzi d'umore e prestazioni più deboli in matematica e lingua.

Le differenze erano particolarmente evidenti nelle famiglie in cui il consumo di cannabis era continuato per tutta la gravidanza.

I ricercatori sospettano che il THC influenzi in modo duraturo lo sviluppo delle sinapsi e della plasticità neuronale, cioè la capacità del cervello di formare nuove connessioni e di imparare.

Inoltre, è emerso che i bambini colpiti mostravano una maggiore suscettibilità allo stress e reazioni più forti alla frustrazione. Questi cambiamenti, secondo Hurd et al. (2019, Nature Neuroscience), possono essere ricondotti all'adolescenza e sono correlati a un'iperattività del sistema endocannabinoide nello sviluppo precoce.

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Cannabis come antidolorifico – una credenza pericolosa

Un altro motivo per cui le donne incinte ricorrono alla cannabis è la speranza di alleviare il dolore, ad esempio per il mal di schiena o la nausea.

Tuttavia, a differenza delle pazienti mediche al di fuori della gravidanza, qui il beneficio non è comprovato.

Sebbene il THC abbia un effetto antidolorifico attivando i recettori CB1, allo stesso tempo restringe i vasi sanguigni e può ridurre il flusso sanguigno alla placenta.

Nel peggiore dei casi, ciò può portare a ritardi nella crescita o a mancanza di ossigeno nel feto.

Anche l'uso di vaporizzatori o edibili non è considerato un'alternativa sicura, poiché il dosaggio è difficile da controllare e i residui di solventi o pesticidi aumentano ulteriormente il rischio.

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Cosa dovrebbero sapere le persone colpite – e quale aiuto è disponibile

Se una futura madre ha già consumato cannabis, ciò non significa automaticamente che il bambino subirà danni.

È fondamentale parlare apertamente con medici o ostetriche. Molte cliniche offrono ormai consulenze anonime per parlare del consumo senza paura – e ridurre insieme i possibili rischi.

Programmi come la rete "FrühStart" in Germania o il progetto "MotherToBaby" negli Stati Uniti offrono supporto individuale, educazione e accompagnamento per le famiglie colpite.

Gli esperti sottolineano: l'apertura precoce è la migliore protezione per madre e bambino.

Perché prima viene informato l'ambiente medico, più mirate possono essere le misure di prevenzione, gli esami e le offerte di aiuto.

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Conclusione: Cannabis in gravidanza – non un'erba innocua

La cannabis è molte cose: medicina, stimolante, pianta coltivata.

Ma in gravidanza è soprattutto una cosa: un rischio per la vita non ancora nata.

La letteratura scientifica è chiara:

• Il THC attraversa la placenta e raggiunge il cervello del bambino.

• Può disturbare lo sviluppo neuronale e avere conseguenze a lungo termine.

• Anche il CBD non è ancora sufficientemente studiato e quindi non è un'alternativa sicura.

Il consumo apparentemente "innocuo" contro nausea o stress può portare a ritardi permanenti nello sviluppo – un prezzo che nessun bambino dovrebbe pagare.

Chi ha problemi in gravidanza dovrebbe rivolgersi a professionisti – medici, ostetriche, terapisti. Esistono modi sicuri e ben studiati per alleviare i disturbi – senza il rischio che comporta la cannabis.

Perché alla fine vale:

"Naturale" non significa automaticamente "sicuro".

E il benessere del bambino inizia con decisioni informate.

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